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#GreenMediaMonday: Lo sci e il cambiamento climatico

#GreenMediaMonday: la rubrica di news sulla sostenibilità di Green Media Lab.

 

Con il cambiamento climatico le temperature, negli ultimi 120 anni, a livello alpino sono cresciute attorno a 2 gradi centigradi, quasi il doppio della media globale. E sono destinate a crescere ancora. Basta una differenza di pochi gradi perché il clima, e così il mondo, subiscano un cambiamento definitivo. Nelle zone coperte da neve e ghiaccio si possono osservare delle conseguenze sempre più forti. Il terreno si riscalda sempre più in fretta man mano che la copertura di neve e ghiaccio diminuisce o si ritira. Nelle Alpi la manifestazione più evidente dei cambiamenti climatici è visibile sui ghiacciai. Negli ultimi decenni molti dei ghiacciai alpini si sono ritirati, dimezzando la propria estensione originaria.

L’aumento delle temperature e delle precipitazioni piovose provocherà una riduzione dell’innevamento delle montagne con conseguenze dirette sia sul tradizionale paesaggio montano che sul turismo. Le aree innevate potrebbero diminuire dall’84% al 62,5% rispetto alle superfici attuali.

Le aree sciistiche a minore altitudine sono certamente le più svantaggiate.

 

Diversi studi dimostrano che già dal 2030 non si avranno precipitazioni nevose certe al di sotto dei 1300 metri.

 

E’ noto come nella presente fase di cambiamento climatico, nelle regioni alpine si assiste ad una contrazione della stagione di innevamento e degli spessori della coltre nivale, dovuta principalmente all’aumento della temperatura, che innalza lo zero termico e le quote di innevamento, soprattutto nella stagione autunnale.

In presenza del riscaldamento globale, ci si attende l’intensificarsi degli eventi estremi di precipitazione. Tali eventi porterebbero alle quote elevate consistenti apporti nivali in inverno. Altresì, nella stagione primaverile i forti incrementi di temperatura tipici del riscaldamento globale potrebbero agire come più intenso meccanismo di innesco.

Purtroppo entro cento anni, è possibile che tutti i ghiacciai alpini con pochissime eccezioni siano completamente scomparsi.

 

Cambiamento climatico e turismo

 

Secondo gli studi, le tre principali ripercussioni del cambiamento climatico sul turismo saranno una riduzione della stagione invernale con una conseguente diminuzione delle entrate per le destinazioni che vivono di turismo invernale. Un aumento dei costi di gestione degli impianti per riduzione stagione invernale e un  aumento della neve artificiale e un notevole aumento dei costi per i turisti che vogliono praticare gli sport invernali.

La neve artificiale però è una soluzione solo parziale, infatti ha un peso specifico maggiore rispetto a quella naturale. Per questo motivo ha un impatto negativo sul suolo al quale si aggiunge un massiccio consumo energetico correlato alla sua produzione.  Infatti, secondo uno studio del WWF,  la neve artificiale riduce la permeabilità del suolo, provocandone il congelamento e ostacolando così a sua volta l’assorbimento delle acque piovane e causando cosi inondazioni.

Senza dimenticare gli elevati costi economici che la neve artificiale richiede.

Proprio per queste ragioni  è sempre più importante andare a sciare informati sullo stato di neve e valanghe: la neve è sempre meno sicura a causa della crisi climatica e conseguentemente il pericolo è sempre più elevato.

Mai avventurarsi da soli nel fuori pista ed evitare di passare attraverso versanti a forte pendenza e a notevole innevamento, specialmente nelle ore più calde.

E’ utile portare con sé l’apparecchio Arva: un trasmettitore sempre attivo, anche in caso di perdita di coscienza e che segnala la presenza sotto neve e valanghe.

 

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