#GreenMediaMonday: spreco alimentare, quali possibili cause?

#GreenMediaMonday: la rubrica di news sulla sostenibilità di Green Media Lab.

 

Secondo uno studio condotto dal World Resources Institute, dimezzare il tasso di spreco alimentare rappresenterebbe una strategia fondamentale per contribuire a raggiungere tre importanti obiettivi:

1 Perseguire gli SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) delle Nazioni Unite;
2 Rispettare gli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici;
3 Consentire alla popolazione mondiale di nutrirsi in maniera sostenibile entro il 2050.

L’industria alimentare è la terza industria per impatto ambientale al mondo, così affermano gli studi del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP).
L’equivalente di 750 miliardi di euro vengono persi ogni anno. Ma l’impatto economico non è  il numero più sconvolgente. Lo spreco alimentare mondiale annuo equivale a 3,3 miliardi di tonnellate di Co2, 250km3 d’acqua dolce, 1,4 miliardi di ettari di terra e soprattutto una perdita di biodiversità che non può essere quantificata.

Sono circa 230 miliardi le tonnellate di alimenti sprecati dei paesi industrializzati nel loro complesso; tale cifra è indicativamente uguale alla di produzione alimentare dell’Africa Sub Sahariana.

 

Spreco di cibo, cause, tipologie e implicazioni

Nei paesi in via di sviluppo più del 40% dello spreco alimentare avviene nella prima fase della filiera alimentare, tra la fase produttiva e quella di raffinazione. Ciò accade per i seguenti motivi:
1. l’inefficacia o la totale mancanza della catena del freddo che permette di mantenere le proprietà organolettiche dei cibi intatte.
2. La mancanza di infrastrutture di trasporto e collegamento per cui spesso e volentieri la produzione non viene trasportata nel luogo di domanda o di mancanza alimentare.

Nei paesi industrializzati invece il 40% degli sprechi avviene tra la fase di distribuzione e la fase di consumo. Ogni anno infatti nei campi viene lasciato a marcire un quantitativo enorme e difficilmente stimabile di cibo poiché “troppo brutto” per finire sugli scaffali e sulle tavole dei consumatori.

 

Lo spreco alimentare in Italia

In Italia lo spreco alimentare ammonta a 700 grammi pro capite a settimana, ossia quasi l’1% del prodotto interno lordo (PIL). Inoltre, secondo i dati del progetto Reduce, condotto dall’Università di Bologna in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, lo spreco complessivo di cibo in Italia vale 15 miliardi di euro: 12 a livello domestico e 3 nelle fasi di filiera, tra produzione e distribuzione.
Questo equivale ad uno spreco di 1,2 miliardi di metri cubi d’acqua, l’equivalente volumetrico del lago di Iseo.
Il 3% del consumo totale di energia, ovvero l’energia consumata annualmente da 1,5 milioni di Italiani.
Si stima inoltre che lo spreco alimentare sia causa di 3,5 milioni di tonnellate di co2 ogni anno.

 

Soluzioni allo spreco alimentare

Nella vita quotidiana noi consumatori possiamo fare molto, ecco alcuni consigli:
1 Iniziare a programmare i pasti e le combinazioni degli alimenti con anticipo, facendo attenzione alle date di scadenza. In questo modo si eviteranno acquisti che non sono strettamente legati al menù e che di conseguenza sono destinati a finire nel cestino.
2 Quando si cucina calcolare le porzioni e se qualcosa avanza è buona norma conservarlo.
3 Una buona pratica che si sta diffondendo anche nel nostro paese è quella della doggy-bag.
4 Acquistare prodotti che provengono da filiere certificate e vicine.

 

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